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Perché scegliere la SSST? Risponde Andrea, II anno Magistrale in Statistica

Pubblicato: Lunedì 10 agosto 2020
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Andrea Dal Zotto, 23 anni
Secondo anno di magistrale in metodi statistici ed economici per le decisioni.

"Portare avanti due carriere universitarie in parallelo migliora le capacità di time management e collaborare con studenti di altre discipline allena il team building. Infine è sicuramente un’eccellente palestra non solo per sviluppare uno spirito critico, ma anche per scrivere ed esporre le proprie idee con una padronanza di alto livello. Spesso tutte queste abilità sembrano dei dettagli marginali, ma nel mondo del lavoro i dettagli sono importanti".

 

Quali sono le motivazioni che ti hanno spinto a frequentare/scegliere la Scuola?
Se dovessi rispondere con tre parole sarebbero “curiosità, indipendenza e speranza”. Quando mi sono iscritto al test speravo di trovare un ambiente stimolante in grado di soddisfare la mia voglia di imparare, ma la speranza riguardava anche la possibilità di rendermi indipendente grazie al mio impegno negli studi. Sognavo di essere messo nelle migliori condizioni per poter apprendere, crescere e formarmi non solo dal punto di vista culturale, ma anche da quello umano.

Usufruisci del posto in collegio?
Se sì, che vantaggi ne trai (non solo in termini economici)
Sì, ho avuto la fortuna di vivere in 3 collegi diversi dove ho ricoperto anche il ruolo di volontario, di delegato e di bibliotecario. Io sono di Torino e avendo scelto di continuare i miei studi in questa città ho avuto la possibilità di vivere quest’esperienza esclusivamente grazie alla SSST. Il Collegio è stato un’occasione per crescere da tutti i punti di vista: spesso è sottovalutato quanto si possa imparare dal confronto in momenti informali della vita quotidiana dai ragazzi “della porta accanto”, ragazzi con passioni e background estremamente eterogenei. 

Quale valore aggiunto ti dà frequentare la Scuola?
Che cosa ti aspetti, anche dal punto vista delle opportunità lavorative?
La Scuola si concentra sull’interdisciplinarità come chiave di lettura per la complessità del mondo attuale. Allargare gli orizzonti permette di affrontare le sfide dell’attualità da un punto di vista privilegiato, quindi vengono potenziate alcune soft skills come il decision making e il problem solving. Portare avanti due carriere universitarie in parallelo migliora le capacità di time management e collaborare con studenti di altre discipline allena il team building. Infine è sicuramente un’eccellente palestra non solo per sviluppare uno spirito critico, ma anche per scrivere ed esporre le proprie idee con una padronanza di alto livello. Spesso tutte queste abilità sembrano dei dettagli marginali, ma nel mondo del lavoro i dettagli sono importanti.

Che cosa ti insegna/ti ha insegnato la Scuola?
Se dovessi riassumere tutto quello che ho imparato grazie alla Scuola in una frase sarebbe “ricordati che non sei da solo”. Ovviamente le nozioni e i concetti di cui mi sono arricchito sono innumerevoli, ma la lezione più importante riguarda l’approccio alla vita. Solitamente durante il percorso universitario ci si concentra sulla propria disciplina e si tende a leggere il mondo attraverso una sola chiave di lettura, ignorando la complessità dei fenomeni e pensando che il proprio punto di vista sia quello corretto. La Scuola fa crollare questa certezza in modo da poter ricostruire la propria visione del mondo su fondamenta più solide, mettendo sempre in discussione le proprie idee e confrontandosi con quelle degli altri. Ricordarsi che non si è soli non è solo una questione di punti di vista, ma è anche solidarietà nei momenti critici e collaborazione per raggiungere grandi traguardi insieme. Da soli è inevitabile commettere errori, per questo la Scuola è un’esperienza da vivere insieme agli altri: la Scuola è condivisione.

Hai partecipato ad Erasmus, ad esperienze extracurriculari, progetti interni ed esterni alla scuola? Racconta brevemente la tua esperienza.
Non ho partecipato ad Erasmus perché ogni anno qualche progetto più importante mi ha fatto restare in Italia, ma non escludo di provare anche questa esperienza nei prossimi mesi.

Nelle prossime righe passerò in rassegna solo alcuni dei progetti che più mi hanno coinvolto e formato, a partire da quelli all’interno della SSST:

  • Biennale Democrazia. Nelle ultime due edizioni abbiamo partecipato come Scuola con un’installazione e una conferenza che ho avuto il piacere di moderare.
  • Nel 2017 ho firmato con grande emozione della Scuola l’ingresso nella Rete Italiana degli Allievi delle Scuole e degli Istituti di Studi Superiori Universitari, un’associazione di cui fanno parte altre 10 Scuole italiane come la nostra; si tratta di un luogo di scambio e confronto tra gli ambienti di eccellenza universitari italiani, da cui son nati altri progetti come per esempio la collaborazione con Treccani che ha prodotto il Chiasmo.
  • Forum Ferdinando Rossi. Le giornate di conferenze organizzate con cadenza annuale interamente da noi studenti per affrontare problemi complessi con un approccio interdisciplinare e che personalmente ritengo un’occasione di restituzione e di ringraziamento alla città per l’opportunità di formazione che ci sta offrendo attraverso la Scuola.

La SSST è sicuramente una realtà impegnativa, ma questo non ha escluso la possibilità di avere anche altre esperienze al suo esterno durante questi anni:

  • Grazie all’Associazione Subalpina Mathesis ho tenuti corsi di matematica avanzata in due licei scientifici per 4 anni; stare dall’altra parte della cattedra è emozionante e mi ha aiutato moltissimo a migliorare le mie abilità di divulgazione.
  • Negli ultimi 5 anni mi sono occupato anche di scrivere e correggere i testi delle olimpiadi nazionali di matematica per conto dell’Unione Matematica Italiana; da qui ho compreso come l’attività di problem finding è spesso più impegnativa del problem solving.
  • Da 4 anni scrivo per un magazine online che affronta temi di economia, politica e attualità e nell’ultimo anno, entrando nel direttivo, mi sono occupato anche della parte di correzione e pubblicazione; mi sono accorto in questi anni che allenare la scrittura divulgativa e lo spirito critico è fondamentale non solo per scrivere, ma anche per pensare.
  • Due anni fa mi sono unito al Centro per l’Eccellenza di Studi Transdisciplinari (CEST), un’associazione che si occupa di avvicinare il mondo della ricerca agli universitari e più in generale alla società civile; ne fanno parte una cinquantina di giovani con background eterogenei provenienti da varie realtà di eccellenza sparsi in giro per il mondo e insieme impariamo a scrivere pubblicazioni, partecipare ai bandi per i finanziamenti alla ricerca e ad organizzare eventi divulgativi riguardanti problemi di attualità affrontandoli con un approccio transdisciplinare.
  • L’anno scorso ho frequentato a Roma la Scuola di Politiche nata da un’idea di Enrico Letta, un corso annuale riservato a 100 studenti selezionati in cui ho potuto imparare moltissimo da docenti altamente qualificati riguardo ad un mondo lontano dal mio percorso di studi.
  • Da poche settimane ho iniziato il progetto D20Leader, un progetto nato per formare i “leader del futuro”, della durata di 6 mesi promosso da Fondirigenti, Confindustria e Federmanager rivolto a 50 giovani talenti che si struttura in un periodo di formazione in Toscana, due study tour nelle istituzioni europee e in Israele e un project work in azienda.

In questi anni ho collezionato molte altre esperienze, ho conosciuto persone che mi hanno cambiato la vita e ho vissuto pienamente gli anni dell’università. Ora che mi trovo allo sprint finale del mio percorso dentro la Scuola posso affermare con sicurezza che sia stata la miglior rampa di lancio che potesse capitarmi.

Ultimo aggiornamento: 10/08/2020 11:07